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FEDERCULTURE AL MINISTERO PER I BENI CULTURALI SULL’EMERGENZA CORONAVIRUS E LE RICADUTE SUL SETTORE CULTURALE

Sulla base delle prime analisi effettuate da Federculture nei prossimi mesi si stimano perdite di circa 3 miliardi di euro in termini di consumi delle famiglie per attività culturali e ricreative.

L’intero comparto della cultura è in difficoltà. Servono misure urgenti a sostegno del settore culturale.

 

Roma, 4 marzo 2020. Le prime rilevazioni effettuate da Federculture presso le imprese culturali associate su tutto il territorio nazionale, e in particolare nelle regioni del Nord, permettono già oggi di calcolare un primo impatto sul settore della cultura, e prevalentemente museale, della crisi in atto a seguito della diffusione del virus Covid-19. Diminuzioni di incassi a fatturati che vanno dal 20% al 70% a seconda delle realtà interrogate e che, anche se sono più evidenti in Piemonte, Lombardia, Veneto, si estendono in tutta la penisola.

Sono questi i dati che Federculture ha presentato oggi all’incontro convocato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo sugli effetti dell’emergenza del coronavirus sul settore delle imprese culturali alla presenza della Sottosegretaria On. Anna Laura Orrico alla quale è stata illustrata una prima sintetica analisi della situazione e le proposte dei territori.

Federculture ha evidenziato che «le conseguenze negative sono molteplici anche nelle zone non interessate dai provvedimenti: dal repentino calo delle presenze turistiche e degli ingressi ai musei e ai luoghi della cultura alle disdette delle visite didattiche, dalla cancellazione di eventi privati e “commerciali” alla mancata partecipazione a fiere internazionali per l’imposizione di quarantena dopo l’atterraggio, fino all’impatto sull’occupazione e sull’indotto diffuso sul territorio. Ai danni diretti si aggiungono quelli indiretti, derivanti dalla contrazione della fruizione dei servizi ausiliari integranti l’offerta museale, erogati dai concessionari (bookshop, caffetterie, ristorazione…). Se al momento sono principalmente le regioni del Nord ad essere colpite dal virus e dai provvedimenti conseguenti fatti nel tentativo di contenere l’emergenza, c’è però preoccupazione in tutto il Paese. L’intero comparto della cultura è in difficoltà».

Alle prime cifre rilevate, infatti, Federculture aggiunge le stime sugli impatti che il perdurare della crisi avrebbe nel medio periodo. A livello di consumi si potrebbe determinare una perdita di circa 3 miliardi di euro di spesa per attività culturali e ricreative, stimando in modo prudenziale nel prossimo semestre una diminuzione del 20% dei consumi nel settore.

La gravità della situazione ci induce a suggerire possibili misure temporanee a sostegno del settore culturale:

  • Riconoscimento dello stato di crisi per il settore;
  • Sospensione immediata del pagamento dei contributi previdenziali e delle ritenute fiscali per tutte le imprese del settore culturale, comprese quelle non profit, e in quota parte versamento compensato con credito d’imposta.
  • CIGS per i lavoratori delle imprese del settore, anche per quelle che oggi non ne hanno diritto;
  • Abolizione temporanea dei meccanismi di indetraibilità dell’IVA;
  • Trasformazione dei rimborsi dovuti per le disdette di visite e ingressi nei musei e nei luoghi della cultura in voucher da utilizzare successivamente al termine dell’emergenza.
  • Previsione di contributi per le istituzioni che comunque procedono con le attività di restauro soprattutto in quei casi in cui la sospensione di processi di restauro, dovuti all’improvviso venir meno di coperture finanziarie preventivate, rischierebbe di compromettere l’intero investimento.
  • Previsione di interventi in deroga al divieto di ripianare le perdite delle aziende partecipate da Comuni e Regioni particolarmente necessari per il settore, stante la natura di enti partecipati dal settore pubblico di molte imprese culturali.
  • Stanziare un importo a favore dei comuni con progetti di rigenerazione urbana finalizzando i contributi a favore delle piccole imprese (creative e culturali) che sviluppano la loro attività nelle aree di rigenerazione urbana e operano in spazi comunali ma con redditività ridotta sugli eventi non avendo altri aiuti pubblici.
  • Attivazione, nel momento in cui la crisi sarà superata, di una potente campagna di comunicazione per spingere l’utenza a tornare più di prima nei luoghi di cultura e recuperare, per quanto possibile, le quote di mercato perdute. In questo senso si potrebbe pensare a campagne di marketing e social positive in collaborazione tra istituzioni (Comuni, Regioni e Ministero) anche a favore di realtà che solitamente non hanno accesso a questi canali.
  • Incentivazione delle spese nella cultura attraverso la defiscalizzazione dei consumi culturali
  • L’inserimento strutturale delle politiche culturali in qualunque osservatorio speciale/cabina di regia costituito per la gestione della crisi in atto.